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ventuno maggio

Ieri ho fatto una cosa intelligente, la prima dopo tanti mesi.
Lo dico senza schernirmi, per una volta ancora alzando la testa, rialzandola dopo tanto tempo, valutandosi per quello che si è, ricordandosi di essere una grandissima persona che ha dato tanto al mondo, a sé stesso, che soprattutto ha prodotto equilibrio e serenità. Ero in anticipo sulle mie due ore con la piccola Cristina e ho provato a rilassarmi e non ci riuscivo, accade così ormai da mesi.
C'era caldo e avevo sete.
Avevo un bar vicino e avevo anche nella borsa da lavoro una bottiglietta d'acqua che avevo già consumato nelle ore precedenti.
La scelta è sembrata scontata per qualche minuto, dopodichè mi sono allontanato dalla mia panchina e ho iniziato a cercare una fontana. Stanno scomparendo, se ne trovano sempre meno, ma ci sono.
Era la prima volta, c'è sempre una prima volta per ogni cosa, era la prima volta che cercavo l'acqua in questo modo.
E mentre camminavo mi venivano in mente le parole di Lorenzo, quelle con cui ha aperto il bellissimo concerto che ho visto sabato scorso: “ Toglimi la sete e andrò a cercare una sorgente”.
Mi accorgevo, minuto dopo minuto che non era la sete che volevo placare, che anzi la sete scompariva fino quasi ad attenuarsi, mano a mano che vagavo alla ricerca di quella fontana. E quando inaspettatamente l'ho trovata, la sete era scomparsa, era diventata solo un bisogno fisico.
Non volevo bere l'acqua, volevo vedere l'acqua, volevo cercare l'acqua, sentire l'acqua, ho anche pensato di bagnarmi la testa.
Mi è tornato in mente un libro letto tantissimi anni fa, di Leo Buscaglia, vivere, amare, capirsi. Non ricordo di cosa parlasse, ma ricordo che a un certo punto chiedeva al lettore se si fosse mai soffermato ad ascoltare certi suoni o rumori che fanno parte del nostro quotidiano, così tanto che ormai ci siamo assuefatti e ci sembrano normali. Per esempio, il rumore dell'acqua, prima di sentirla al tatto, sentirne il rumore. La sete viene dopo. Ieri per la prima volta, ho aperto una breccia in questo fiume di pensieri sconnessi, ho messo la mano nella carne, nella mia carne, ho sentito il marciume e mi sono sentito vivo, vero. Il che non vuol dire che io lo sarò o che tornerò ad esserlo, il che non vuol dire che la vita ricomincia, il che non vuol dire, il che non vuol dire, il che non vuol dire. Intanto l'ho fatto.

Pubblicato il 21/5/2011 alle 23.52 nella rubrica Diario.

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