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cinque agosto

Ho sempre detestato scrivere qui di ciò che leggevo, della musica che ascoltavo, non mi aggrappo mai alle parole degli altri, preferisco sempre trovare le mie, quelle che mi appartengono e un giorno dopo non sono più mie ma nemmeno di qualcun altro.
Questo accadeva fino a poco tempo fa, poi arrivò la stanchezza, la scrittura si fece più discontinua, disorganica come la tua stessa vita, ai margini ma come qualcosa che è in castigo, in un angolo.
Ed è quando finiscono le parole tue che ti aggrappi a quelle degli altri, che cerchi le citazioni, che ascolti canzoni che hanno dei testi significativi, che ti rappresentano. E magari fai così per mesi, per anni, per tutta la vita e se sei una persona che non analizza, che non spacca il capello, che non prende sonno se non ha metabolizzato quel pensiero, quello stato di cose ti aggrada, è la tua vita, le canzoni, i libri, la poesia, in fondo sono fatti per quello.
Ma io sono Davide. E non mi reputo particolarmente intelligente o acuto, ma una cosa l'ho capita: che ogni volta che io faccio qualcosa o che vengo spinto verso qualcosa, c'è sempre sempre sempre una logica. Una razionalità che spesso sta invisibile per mesi fino a che tiri un sospiro di sollievo e dici: ok, è tutto a posto, è tutto come prima, è tutto a posto, è tutto come prima, è tutto a posto, è tutto come prima. Non ho mai dato nessun peso alla parola cambiamento, meno che mai alla parola evoluzione, per il semplice fatto che mi stavo evolvendo, che stavo cambiando. E adesso che l'evoluzione è ferma, che il fiume in piena si è placato, dopo quattro anni vorticosi, osservo l'evoluzione degli altri. E percepisco che nulla è finito in me, nulla si è distrutto ma tutto si sta evolvendo.
I cambiamenti che vedrò da settembre in poi saranno i più importanti da quando sono andato via.
Non sono pronto, non sono pronto, non sono pronto. Ma so di esserci stato e di esserci in questo silenzio e in questa attesa.
E' tutto come prima.

Pubblicato il 5/8/2011 alle 18.27 nella rubrica Diario.

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