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ventisette agosto

Mentre ascolto Angie dei Rolling Stones, in una casa dolcemente vuota penso. Che fra poco partirò. Taormina, Roma e poi di nuovo Milano. Una città che amo di più, anno dopo anno. Anni. Il mese prossimo saranno quattro che tutto ha avuto inizio. Mi ricordo l'innocenza, mi ricordo che stavo con Laura, mi ricordo che era più facile tirare fuori il meglio di me. E non c'era niente, non c'era un passato, non c'era un futuro. Tutto doveva ancora diventare, più facile, più difficile. Eppure era più facile. E' successo di tutto, la vita è stata dominata dal lavoro, dai ragazzi, dai miei ragazzi, dalla mia generosità, dalla mia intelligenza, dalla mia furbizia, dalla mia intraprendenza, dalla mia schiettezza.  La mia giovinezza, la mia linea d'ombra. Quel mio modo di chiudere la porta alla sofferenza. Ho tante piccole grandi gioie da recuperare. E quale momento migliore che il peggiore? Le belle giornate sono fatte per annusare la pioggia. Le brutte per immaginare il sole. Io sono fatto così. Gioia numero uno: essere partito che ero ancora nei venti. Nei momenti in cui gli stimoli venivano a mancare, il pensiero di essere stato un ventenne che fuggiva verso i propri sogni mi ha dato forza. Gioia numero due: la mia macchina digitale. E' diventata una specie di feticcio, un oggetto di culto richiestissimo e io felice di esserne il padrone. E' stato la prima cosa che mi sono comprato. Gioia numero tre: I pesci rossi. Si chiamano tutti Boris e l'ultimo è Boris VI. Gioia numero quattro: STIAMO LAVORANDO PER LEI.

"Su tutto quello che mi piace, sulla ruggine del cantiere, sulle fradice tavole della palizzata, cade una luce avara e ragionevole, simile allo sguardo che si getta, dopo una notte insonne, sulle decisioni che si son prese il giorno prima, sulle pagine che si sono scritte di getto, senza una cancellatura..."
(J.P Sartre, La Nausea)

Pubblicato il 27/8/2011 alle 23.33 nella rubrica Diario.

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