Blog: http://miocuggino.ilcannocchiale.it

tre settembre

Puoi vedermi, mentre col mio retino per farfalle cerco di acchiappare tutti i pensieri, qualunque soffio di vento o filo d'erba, mentre cerco incessantemente di riempire il mio prezioso strumento di qualcosa di altrettanto vitale: parole.

Ho un rapporto conflittuale con le parole, lo diresti mai?
Voglio dire, se leggi il mio blog tutto puoi pensare tranne che questo.
Se uno vede quel fiume in piena di parole tutto pensa tranne che Davide abbia problemi con le parole.
E invece li ha eccome.
E certe volte è felice di averceli questi problemi, altre volte non sopporta che dire le cose debba essere così difficile, così complicato, che io stia lì, a volte mesi interi, ad aspettare la parola giusta, piuttosto che fare come la gente normale e accontentarsi di quello che c'è e non curare così tanto, non aspettare così tanto.
Alla fine sono solo parole, si dice così.
Invece per me è importante, è importante dire ed è importante il suono.
Di ogni cosa ascolto il senso ma più di ogni cosa mi colpisce, mi fa male o mi fa bene il modo in cui quella parola arriva, se si schianta al suolo o se atterra dolcemente.
Prima era più facile, c'erano lunghi periodi in cui non facevo altro che accumulare parole, formavo il mio linguaggio nell'attesa che la vita da bambino finisse e nella speranza che cominciasse quel tanto agognato mondo adulto che osservavo, spiavo, odiavo e amavo più di ogni altra cosa.
Adesso è difficile, il cammino per sentire quel suono si fa ogni anno che passa più impervio.
La coerenza resiste così come è viva la consapevolezza che è solo attraverso le parole che io posso spiegare a me stesso e anche agli altri, quello che sono, quello che vivo, quello che sento e quello che vorrei sentire.
Così, da quattro anni vivo nove mesi di apnea, in cui tutto è fermo, in cui le parole che vorrei uscissero da me sono ferme perché sono altre quelle che devono uscire.  Nove mesi di apnea, di bellissima apnea, di meravigliosa schizofrenia che non vorrei finisse mai e poi, di colpo, il silenzio.
Niente più voci di bambini o di ragazzi, niente più grattacapi con la segreteria, niente più scuola, niente più scuola, niente più scuola. Dovrei vivere la mia vita in maniera diversa, lo dico a me stesso da quando sono arrivato qui, trovare più equilibrio, fare in modo che le vacanze siano un collante tra i mesi lavorativi e quelli di pausa.
Ma perchè sento che non ce la farò mai?
E perché non riesco a vedere questo non riuscire come una sconfitta? 
Il flusso di pensieri non si arresta, è una matassa, un groviglio.
Riguarda me prima di chiunque altro. Sono felice in questi giorni, di una felicità che so soltanto io.
Felice perché sento che sto rimettendomi al centro, che le ferite di una vita si stanno rimarginando, che sto tornando ad essere egoista a fregarmene degli altri, a essere malato di quel randagismo che mi ha reso libero, che da quando sono andato via da casa è stata la mia luce, sottomesso alla mia libertà, con la mia prateria come unica padrona.
Cattivo, dico a me stesso che forse posso tornare ad essere cattivo come un anno fa.
C’è un film, il titolo non lo ricordo, ma c’è Benicio Del Toro. Si trova ai bordi di una piscina con una bambina che avrà, sette,forse otto anni.
E questa bambina ha paura dell’acqua, non sa nuotare, non sa stare a galla.
Lui nemmeno ci prova a farle grandi discorsi.
Semplicemente, in modo drastico, la prende e la butta in acqua.
Dopo pochi secondi la bambina è a galla, ancora un po’ impaurita. Esce subito dall’acqua, un po’ stordita per quella lezione imprevista. E Benicio del Toro le dice una cosa che ho fatta mia. Le dice: “ Hai visto? E’ facile fare una cosa quando si è imparata a farla…”
Mi è tornata in mente oggi questa scena mentre mi arrabbiavo per una sciocchezza, mentre mi cercavo e quando per l’ennesima volta stavo per chiudere infruttuosamente le ricerche (pensando però sempre a domani, domani ricomincio)ho capito che ero ancora lì.
Che nella vita capita di perdersi ma che se hai imparato il modo per volare è come quando impari ad andare in bicicletta, alla fine della tua vita saprai ancora guidarla benissimo.

Pubblicato il 3/9/2011 alle 11.45 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web