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19 settembre

Ho lasciato Milano, per sempre. Faccio come i bambini o come Adamo, dò i nomi alle cose, alle sensazioni, per assicurarmi che esistano. Ancora non mi rendo conto, faccio fatica a mettere assieme i pezzi, ci vorrà del tempo perché io tolga quella sensazione di tornare in un posto che non mi piace con la sola speranza di trovare una scuola che per qualche ora rappresenti un'isola felice prima di tornare alle brutture di un mondo fatto di ipermercati alienanti, gente maleducata e fredda, niente sole, poco amore per la cultura e un mucchio di altre cose brutte che non ho in mente di elaborare. Qui dove sto adesso è molto più bello, ho imparato a piantare alcune cose, niente di eccezionale ma è sempre meglio di prima, ieri ho comprato una pianta carnivora, ho una gatta, una splendida gatta che non ci fa dormire. " Tutto l'universo obbedisce all'amore", recita una canzone di Battiato. Ci vorrà del tempo perché metta assieme i pezzi e respiri ancora un po’ di questa aria così bella; è ancora presto, è il 19 settembre e ieri pensavo che, no, non devo tornare. Posso pensare al futuro con serenità anche se sarebbe più corretto dire che posso pensare al futuro in un posto che mi piace, con dei colori che sono quelli che voglio vedere e dei suoni che non siano quelli asfittici di un posto senza identità e senza anima. E devo recuperare la mia di anima persa in questi anni di sacrifici enormi. Alla fine è andata così: ho scelto di privilegiare il lavoro e in sette anni non ho fatto altro, girando come una trottola da una scuola all’altra, finendo per conoscere la Lombardia più della Sicilia. Non che adesso il mio destino sarà diverso ma, almeno questa parte della storia è frutto delle mie scelte. Ed era un po’ che non sceglievo e scegliere è bello. Non voglio essere più costretto a stare in un posto che non mi piace, non voglio essere più costretto a fare niente, niente che non sia per me o per chi mi sta accanto.

Pubblicato il 19/9/2014 alle 7.23 nella rubrica Diario.

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